[...] Oh, vigliacca coscienza, quanto mi affliggi! la fiammella della lampada arde di luce azzurra. E' il cuor della notte. Gelide stille d'un sudor di morte posano sulla mia carne tremante. Di che ho paura? di me stesso? non cè' nessun altro qui con me. Riccardo ama Riccardo. E cioè, io sono proprio io. C'è qui forse un assassino? No. Eppur c'è, perchè io sono quello. E allora fuggiamo. Come? fuggirei da me stesso? Ce n'è di che. Come mai? Ma perchè io non mi vendichi. E che? vendicherei me stesso su me stesso? Ahimè, io voglio bene a me stesso. E perchè? Per aver, forse, beneficato me stesso in qualche cosa? Oh, no! è piuttosto vero che io aborrisco me stesso, per gli aborriti misfatti da me stesso compiuti. Io sono uno scellerato. Eppure questa è una menzogna: io non son tale. Sciocco che sei: almeno parla bene di te stesso; sciocco che sei: non adularti. La mia coscienza ha mille lingue diverse, e ogni lingua narra una storia diversa, ed ogni storia pronunzia la mia condanna di scellerato. L'aver rotta nel modo più infame la fede giurata; l'assassini, il crudele assassinio, della specie più cruda; e insomma tutti i peccati, commessi in tutte le forme e in tutti i gradi, si affollano alla sbarra e gridano in coro: <<E' colpevole! è colpevole!>>. Cadrò vittima della disperazione. Non c'è rimasto più nessuno che mi voglia bene. E se muoio, non ci sarà anima viva che avrà compassione di me. E perchè dovrebbe, dal momento che io stesso non provo per me stesso più alcuna pietà? [...]
Riccardo III - Re Riccardo III,Shakespeare
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